12th Feb2012

Vi ricordate l’Isola di Pasqua?

by Marga

In italia un paese, malridotto economicamente, socialmente, da un punto di vista morale, etico ed ambientale manca una “visione” come dicono i pubblicitari, una razza che non amiamo molto.

Manca un progetto diciamo noi, una direzione e un’idea di futuro.

Siamo bloccati in un presente asfittico alla rincorsa dello spread, del debito pubblico, della crescita, delle mignotte parlamentari, di Monti e la sua sobrietà, della ministra Fornero che “piagne” ma fotte lo stesso, di un viceministro ridicolo quanto ipocrita che dà degli sfigati a degli innocenti cittadini over 28, del ministro all’ambiente che rivaluta il nucleare, della Costa Concordia che affonda e non ultima della neve che cade…in inverno.

Che fatica…certo che presi da tutte questi affari più o meno loschi e più o meno sintomatici ci si perde; si viene travolti dall’ansia, dallo schifo, dalla rabbia e/o rassegnazione.

Noi SH chiacchieriamo, ci animiamo, discutiamo, litighiamo anche, a volte, però lasciamo le riunioni con una consapevolezza: manca un progetto per il nostro futuro.

Che la nostra classe politica e dirigente abbia un’idea di come superare questa “crisi” è assolutamente improbabile.

Questa crisi è eterna, questa crisi è funzionale, questa crisi è il nostro presente e il nostro futuro.

Siamo culturalmente cresciuti in una scuola che non era poi tanto male anche se i nostri genitori ci dicevano sempre: ai miei tempi però sì che studiava veramente… ma si sa è una cosa che succede a tutte le generazioni.

Questa scuola, la gloriosa e quasi defunta scuola italiana ci ha insegnato tre cose: la fede nel progresso, la fede nella scienza e un certo spirito antifascista che ha attecchito ma non troppo.

A parte lo spirito antifascista che dovrebbe essere inteso come antitotalitarismo, (per non cadere nel solito: Fascista!”, cui normalmente si risponde con: Comunista! ma lo sai quanti morti ha fatto Stalin?”) la scienza e il progresso non ci hanno portato molto lontano.

Non se si considera che solo una minoranza privilegiata vive nell’agio e la maggioranza è ridotta in schiavitù o si trascina nel degrado ai margini della nostra “civiltà” di occidentali sviluppati; non se si considera che per mantenere questi standard il pianeta viene violentato ogni giorno. Non se si considera che il nostro agio puzza ormai di morte, degli altri naturalmente.

Come diceva Moretti riguardo a Berlusconi ne Il Caimano (minuto 0:33) “chi voleva sapere sa, poi chi non vuole capire…”

Come succede in ogni epoca storica alcune menti illuminate di Intellettuali e, a volte, uomini semplici intuiscono la via d’uscita, perché la via d’uscita c’è, esiste, anche se per questo sistema perverso in cui viviamo è sempre meglio non mostrarla.

La via d’uscita è stretta, è faticosa e impone di ridimensionare la propria avidità, di rivedere i propri stili di vita, di entrare in contatto con il proprio essere più profondo: impone consapevolezza e responsabilità.

Si può ancora fare molto e come  disse Sankara, il presidente Burkinabè ucciso nel 1987,  perché non allineato alle politiche capitalistico postcolonialiste: non si possono fermare le idee.

Noi SH un’idea ce l’abbiamo e la vediamo realizzata nell’autoproduzione, nel consumo critico, nei movimenti della decrescita, nelle città in transizione, nelle piccole comunità di quartiere, nei progetti di architetti e urbanisti. Sono tutte aspetti della stessa idea. Un’idea che ci porta a dire basta a questo sistema, basta alle grandi categorie economiche, basta alla complessità solo apparente, basta ai partiti politici quando perpetuano un sistema finalizzato a dividerci e a spartire le ricchezze (le nostre) tra coloro che fanno già parte degli ingranaggi..

E’ ormai evidente, specie in Italia, un paese sempre sull’orlo della figura di merda (a volte anche oltre l’orlo….) quanto non esistano più una Destra e una Sinistra ma ci siano solo un Centrodestra e un Centrosinistra ancora più disonesti di ciò che li ha preceduti.

“Destra e Sinistra” infatti, come scrisse Jonathan Coe ne La casa del sonno (un sonno profondo da cui tentiamo di svegliarci e svegliare i nostri concittadini) “sono diventati dei concetti privi di significato. Il capitalismo si è rivelato inattaccabile e prima o poi la nostra vita sarà interamente governata dalle fluttuazioni casuali del mercato ”.

Se l’unica risposta che la nostra classe economica e dirigente riesce a dare a questa crisi di sistema (io non ricordo però un periodo in cui non si sia parlato di crisi…) è la crescita (del PIL si intende), non importa quali siano i mezzi e le politiche messe in atto. Questa risposta è sempre la stessa ed è sbagliata. Forse funziona sui grafici degli economisti, complici volenti o inconsapevoli di questo sistema, ma nella realtà che viviamo tutti i giorni no.

Noi dormiamo, dormiamo sonni agitati ma rifiutiamo per pigrizia e a volte inettitudine di risvegliarci.

Abbiamo rinunciato a combattere per i nostri diritti, che svendiamo per il privilegio di scegliere quale marca di yogurt comprare, a conservare le cose belle della vita (e sì che qualcuna c’era a bilanciare magari tutte le altre). Abbiamo rinunciato alle nostre campagne, ai sapori, all’aria pulita, all’acqua, a crescere i nostri figli, a vivere le nostre affettività per inseguire un progresso economico ed industriale che ha minato però le basi stesse della nostra millenaria cultura e del nostro tessuto sociale.

Oggi non sappiamo fare niente con le mani… siamo inutili ed inermi ma sappiamo andare al supermarket e pagare con il bancomat.

Che tristezza.

Ma non durerà per sempre cari miei, che faremo quando finirà il petrolio, sempre che riusciremo a sopravvivere alle guerre che si scateneranno per accaparrarsi le ultime gocce di un materiale sintetizzato durante millenni e che noi volatilizziamo con una sgasata delle nostre automobili?

Guerre, queste, che si combattono di già, e per giunta sotto il nome di Missione di Pace. Vi ricordate l’intervento umanitario in Libia? O avete già dimenticato quanto noi Occidentali Cristiani teniamo ai diritti civili degli altri?

Che faremo quando saremo senza elettricità, quando i supermercati saranno vuoti, e cosa faremo quando le nostre terre saranno sterili per l’esagerato sfruttamento ed il ricorso massivo ai fertilizzanti? Cosa faremo quando l’acqua delle falde sarà completamente e definitivamente inquinata?

Ricordate la storia degli abitanti dell’ isola di Pasqua?  Per farla breve e non scendere nei particolari vi dico solo che: quando arrivarono i primi “immigrati” l’isola era coperta da rigogliose foreste e ricca di terre fertili, nel giro di qualche tempo e con la strana ossessione del culto dei “faccioni” giganti (i Moai) non rimasero più alberi, il terreno divenne arido, l’allevamento e l’agricoltura morirono, la pesca non era più praticabile per mancanza di imbarcazioni. Gli abitanti mangiarono tutto ciò che di commestibile era rimasto sull’isola a partire dalle uova dei gabbiani, poi i topi, esauriti anche quelli ed impossibilitati a lasciare l’isola, per le ragioni di cui sopra, cedettero al cannibalismo.

Questa è la storia dell’Isola di Pasqua e del nostro pianeta se non riusciremo a renderci conto quanto i nostri comportamenti siano controproducenti e determinanti.

Se la nostra dignità, la nostra umanità si misura in potere d’acquisto…

poveri noi.